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Siddharta Gautama - Il Buddha

Vissuto tra il VI e il V secolo a.C. nel nord-est dell'India, Siddharta Gautama (Buddha) è stato l'ideatore e maestro del buddhismo. Secondo la tradizione, egli era di origini principesche. Dopo aver passato una gioventù negli agi e nelle ricchezze, dopo essersi sposato e avuto un figlio, il Buddha uscì dal suo palazzo ed ebbe "quattro incontri": con un vecchio, con un malato, con un corteo funebre ed infine con un mistico mendicante. Questi aspetti della realtà della vita, al di fuori della ricchezza, lo impressionarono profondamente: era la presa di coscienza della sofferenza e dell'illusione del vivere. Il Buddha, smanioso di conoscere le cause del dolore presente nel mondo e di trovare un tempo di felicità duraturo, a trent'anni si allontanò dai privilegi della propria casta per guidare la sua vita da mistico alla ricerca di una soluzione all'enigma della vita. Non soddisfatto delle risposte di altri maestri, egli dopo digiuni estenuanti, capì che avrebbe ottenuto la conoscenza della salvezza solo nella meditazione personale, lontano dagli eccessi dei piaceri estremi e dalla mortificazione mistica. A 35 anni, dopo 49 giorni di meditazione, a ridosso di un albero di fico, raggiunse l'illuminazione, diventando così il BUDDHA (il Risvegliato). Dopo questo avvenimento iniziò così la seconda parte della sua vita in cui decise di rivelare al mondo i propri insegnamenti: viaggiò a piedi nudi per tutta l'India nord-orientale predicando e mendicando. Siddharta Gautama, il Buddha, morì nella città di Kusinara all'età di 80 anni. Grazie ai suoi discepoli, la cultura del Buddha si diffuse in tutta l'India ma, dal momento che gli insegnamenti del maestro venivano raccontati prima solo a voce e trasmessi dai monaci di diverse regioni nei loro dialetti locali, si formarono molto presto delle scuole con differenti interpretazioni. 

Rimedi dei "Nasi Forati"

I rimedi dei "Nasi Forati"sono dei preparati provenienti dalle piante indigene, alberi, frutti e fiori specifici del Nord America che hanno benefici sorprendenti, così definiti da questa e da altre tribù native americane. Ecco alcuni esempi di queste antiche cure:
  • ALFALFA - migliora la digestione e viene utilizzata per evitare coaguli, si può usare anche per migliorare l'artrite, la funzione della vescica e reni. Ottima per mantenere sane le ossa. Rafforza il sistema immunitario.
  • LAMPONE NERO - le sue radici vengono tagliate e utilizzate come tisana oppure bollite e masticate per alleviare tosse, diarrea e cattivo funzionamento dell'intestino. 
  • MORA - le radici, la corteccia e le foglie vengono sminuzzate e utilizzate come infuso, utile per il trattamento della diarrea, diminuiscono l'infiammazione e stimolano il metabolismo. Come sciacqui è ottima per alleviare il mal di gola, ulcere alla bocca e le infiammazioni alle gengive.
  • GRANO SARACENO - i semi si utilizzano nelle zuppe e porridge, per diminuire la pressione sanguigna, in caso di coaguli e per alleviare i sintomi di diarrea. 

Sciamanesimo

Il termine sciamano significa "Coloro che sanno". Nei film qualcuno li chiama "Stregoni", altri "Uomini di Medicina". Da molti secoli nelle tribù dei nativi americani venivano denominati i pellerossa perchè eseguono la funzione di curare ferite, traumi e malanni di ogni genere, dal punto di vista che oggi si chiama olistico. Inseguendo ossia come fine ultimo l'equilibrio fra il corpo e lo spirito, anticipando la moderna fitoterapia. Cos'è lo sciamanesimo? E' la pratica spirituale e curativa più antica, conosciuta dall'uomo, basata su un sistema di credenze e comportamenti presente all'interno di diversi tipologie di culture. Le pratiche di guarigione e di coscienza sciamaniche sono caratterizzate da tratti comuni presenti in tutte le parti del mondo, è quindi un sistema flessibile che si è adattato nel corso del tempo. Tra le tante forme di sciamanesimo "medico" o curativo, una delle più emergenti è quella dei nativi americani, soprattutto per la loro capacità di usare erbe e piante medicinali. 


Ozio....Il padre dei vizi

E' sempre risaputo che l'ozio è il padre dei vizi, ma sarà così? Senza far niente potrebbe essere un "Arte" perchè non è semplice oziare tutto il giorno! Spesso si ha paura del silenzio che accompagna lo stare soli con noi stessi e quindi siamo abituati a riempire qualsiasi vuoto durante le nostre giornate. Intanto specifichiamo che ozio non vuol dire coltivare un hobby, non è riempire un vuoto, o fare qualsiasi cosa pur di raggirare la noia, non è neanche mangiare (fame nervosa) o fare l'amore, è puro esistere o, ancora meglio, "sentirsi di esistere" con una totale assenza di qualsiasi impegno o scopo e senza fretta. Oziare significa prestare attenzione alla nostra coscienza per scappare dal rumore di un mondo sempre più chiassoso. Si può tranquillamente stare distesi sul divano a osservare fuori dalla finestra, senza accendere la televisione! Nella vita di tutti i giorni siamo tanto bombardati dalle informazioni che la memoria può andare in tilt e quindi essere in quiete con il cervello (ozio) fa bene, lo dice anche la Scienza. Uno studio del Royal Institute of Technology in Svezia lo dimostra. Quando il cervello è in ozio immagazzina solo i dati necessari, togliendo gli altri. Si può considerare il cervello in uno stato di formattazione, egli ripulisce i neuroni dai dati "tossici" che ormai si immettono in automatico, senza rendercene conto. Ricordiamoci che saper oziare non è poi così facile!   
                                                                                                                               

William Fitzgerald

Nativo di Middletown (Stati Uniti) 1872 - 1942, William Fitzgerald è stato un chirurgo e venne considerato il fondatore della terapia a zone. Prese la laurea all'università del Vermont e lavorò in ospedali importanti sia a Vienna che a Londra. Quasi per caso iniziò gli studi sulla riflessologia plantare, quando capì che, nel corso degli interventi che egli praticava alla gola e al naso, qualche paziente provava dolore e altri no. In questa maniera scoprì che i pazienti che non provavano dolore si effettuavano pressioni in punti specifici delle mani nel corso dei suoi interventi. Lo scopo di questi studi era quello di praticare delle applicazioni mediche senza l'aiuto di oppiacei (farmaci analgesici). Nel 1910, William Fitzgerald arrivò a disegnare una mappa del corpo umano attraversato da dieci meridiani verticali che partivano dalla testa e arrivavano ai piedi, dividendo il corpo in dieci parti uguali. Le stesse parti e i corrispettivi organi trovavano i corrispondenti punti di riflessi nelle mani e nei piedi. Nell'anno 1913 comunicò le sue scoperte ai colleghi dentisti che a loro volta, la usarono come tecnica di pressione per operare senza anestetici.