Traduttore

Samuel Hahnemann

Nasce il 10 Aprile del 1755 in Sassonia, a Meissen circa a 12 chilometri di distanza da Dresda. Samuel Hahnemann era figlio di un decoratore di porcellane, dopo aver imparato a leggere e a scrivere con l'aiuto della mamma, frequentò la scuola pubblica prima di essere iscritto a quella privata. Nell'arco degli anni imparò diverse lingue: l'inglese, il francese, il latino, il greco, l'arabo, l'italiano e anche il caldeo (lingua antica mesopotamica). Poi si iscrisse all'Università di Lipsia, dove studiò medicina per 2 anni. Si trasferì anche a Vienna, rimanendoci per 10 mesi. Il 10 Agosto del 1779 prese la laurea con lode a Erlangen. Dopo aver lavorato come traduttore di testi scientifici e medici, si avvicinò alla chimica. Durante una traduzione di un testo (Materia Medica) del medico scozzese di nome William Cullen, si soffermò sugli effetti terapeutici del chinino decidendo di sperimentarlo su di se. Lo prese per alcuni giorni, notando di aver preso i sintomi della malaria. Da questa intuizione considerò l'idea che i sintomi di un soggetto malato possono essere curati con la medesima sostanza che invoglierebbe i stessi sintomi in un soggetto sano. In realtà il chinino, in una sana persona, non innesca i sintomi della malaria: è molto probabile che Hahnemann abbia contratto i sintomi per una semplice reazione allergica alla sostanza. Hahnemann nel 1806 pubblicò "La medicina dell'esperienza" testo nella quale sono presenti le idee di base dell'omeopatia, si comincia dal principio dei simili, secondo il quale le malattie possono essere guarite con i propri simili, e con quei medicamenti che in una persona sana generano i sintomi tipici della patologia che si intende contrastare. Samuel Hahnemann morì nella capitale francese il 2 Luglio del 1843.

Poetic Medicine

"Io ascolto e dimentico,
io vedo e ricordo,
io scrivo e capisco." 
(Proverbio Cinese)
In un momento di forte disagio, nella nostra vita, ad esempio all'origine di una malattia, ci curiamo ma serve anche un sostegno per trovare forza e motivazione. In questa occasione carta e penna si rivelano di grande aiuto. Ci sono una serie di metodi di scrittura terapeutica, uno di questi risulta quello di scrivere una poesia. Compito non semplice ma alla nostra portata. Certo, non siamo nati poeti ma il fatto di rispecchiarci in un testo ben scritto e che sentiamo nostro, può darci delle soddisfazioni. Faccio riferimento alla strategia che si chiama "Poetic Medicine" un progetto proposto negli Stati Uniti dallo psicologo universitario John Fox. La Poetic Medicine non è altro che scrivere una semplice poesia. Come si fa? Innanzitutto serve separarsi dalle solite occupazioni. Con la massima concentrazione cerchiamo di ripercorrere le emozioni e le sensazioni che abbiamo provato nella nostra vita. Quelle che hanno lasciato il segno e che conserviamo segretamente. Tutto questo cerchiamo di fissarlo su un taccuino, pensiamo a fondo, cominciamo a trovare le parole per esprimere quello che proviamo e che prima tenevamo dentro di noi. 

Dove prendo il ferro se non mangio la carne?

Nessun problema, ci sono molti cibi vegetali ricchi di ferro e di vitamina C che lo rende assorbibile. In tutti gli alimenti ci sono due tipologie di ferro: eme e non-eme. Il primo tipo è probabilmente il più assimilato dall'organismo, ma si trova solo nella carne. Il vegetariano o vegano è ha rischio di mancanza di ferro? Salvo particolari situazioni (intolleranze alimentari), non è ha rischio. E' anche vero che il ferro non-eme viene assimilato di meno ma è ugualmente vero che la dieta vegetariana, è di per sè ricca di ferro e di vitamina C. Mangiare agrumi, fragole, kiwi, peperoni, pomodori, rucola e cavoli assicuriamo all'organismo il giusto apporto di vitamina C, essenziale per assorbire il ferro non-eme. Per di più, i vegetariani non sono soggetti a un eccesso di calcio contenuto nel latte e i suoi derivati, si sa che il calcio riduce l'assorbimento di ferro. Quali sono gli alimenti più ricchi di calcio? Al primo posto il cacao, 14,3 mg su 100 grammi, a seguire il cioccolato fondente. Il prosciutto, invece, fornisce solo il 2,5 mg per 100 grammi poi c'è il succo di barbabietola, solo 11 mg, i semi e il burro di sesamo, 9-10 mg, i legumi (fagioli, lenticchie, ceci) ne hanno 6-8 mg, i fiocchi di avena 5,2 mg, la frutta come le albicocche, i fichi e le prugne ne hanno 3,5 mg e la frutta secca come le noci, le nocciole e le mandorle ne hanno 2-3 mg. Concludendo, le fonti vegetali di ferro per coloro che non mangiano la carne, non mancano di sicuro. Il ferro non-eme contenuto nei vegetali è favorito a quello eme (carne rossa) perchè quest'ultimo sembra facilitare la trasformazione tumorale delle cellule intestinali e potrebbe essere, una delle cause responsabili della relazione tra l'assunzione di carne e l'aumento del rischio di tumore del colon-retto. 

Omeopatia

Che cos'è l'omeopatia?
E' una terapia basata sulle proprietà terapeutiche naturali dell'organismo, e consiste nel dare al malato, a piccole dosi, la medesima sostanza che sperimentata sull'uomo sano, riproduce i sintomi osservati. L'omeopatia è fondata su due principi fondamentali: la legge dei simili e la dose infinitesimale (ramo della matematica che studia le teorie istituite sul concetto di limite). Il principio di somiglianza afferma che qualunque sostanza somministrata in forti dosi a una persona sana, può causare specifici disturbi; al contrario se somministrata a basse dosi, può far scomparire gli stessi disturbi presenti in un soggetto malato. Questa legge è stata pronunciata da Hahnemann, fondatore dell'omeopatia nel 1796, ma anche il grande Ippocrate (medico greco) aveva enunciato un principio simile. Ogni cura omeopatica agisce in maniera differente e in base al dosaggio. Il rimedio somministrato a piccole dosi causa nell'organismo una malattia artificiale che può battere la malattia naturale. Ma, per far si che questo accada, è essenziale che la cura omeopatica riproduca dei sintomi simili a quelli della malattia, cioè che sia affine alla malattia. Se la cura è stata data a dosi abbastanza minime, l'effetto primario e quasi nullo, al contrario, in dosi eccessive l'effetto secondario è in grado di provocare l'azione della forza vitale e di stroncare la malattia. Per esempio: l'arsenico ha una preferenza per il sistema nervoso e l'intestino, la belladonna per la gola e la pupilla, il fosforo per le cellule epatiche e il mercurio per le mucose. Riguardo alle cure tradizionali, l'omeopatia considera il malato come una cosa unica, nel suo stato attuale, nel suo trascorso personale e in quello ereditario; e la malattia, qualunque sia, deve essere integrata nella storia complessiva del soggetto e delle sue caratteristiche biologiche. Le cure omeopatiche sono formate da sostanze di origine vegetale, minerale e animale che sono sottoposte a due particolari sviluppi: la diluizione (diminuzione della concentrazione di una sostanza) e la succussione (scuotimento del corpo).       

Biscotti all'avena

Ingredienti:
110 grammi di farina di grano khorasan (grano famoso dell'antico Egitto)
30 grammi di noci
30 grammi di mandorle
10 datteri
2 cucchiai di uvetta morbida (ammollata in acqua per mezz'ora)
2 cucchiai di latte di soia alla vaniglia
1 cucchiaio di fiocchi d'avena
3 cucchiai di olio di mais
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1/2 cucchiaino di lievito al cremor tartaro (agente lievitante naturale)
sale (quanto basta)

Preparazione: frullare i datteri con l'uvetta e il latte di soia fino a ricavare una pasta densa e morbida. Prendere una ciotola e insieme al composto, aggiungere anche le noci e le mandorle frullate in precedenza. Unire la farina, i fiocchi d'avena, il sale, la cannella, il lievito, amalgamare bene il tutto e aiutandoci con un cucchiaio, versare piano piano l'olio di mais. Con l'aiuto delle mani impastare tutto il composto fino ad ottenere una pasta compatta ed omogenea da poter avvolgere nella pellicola trasparente e tenere in frigo per 30 minuti. Passato il tempo di riposo in frigo prendere una teglia, metteteci sopra un foglio di carta da forno poi adagiateci le palline di pasta schiacciandole con il dorso della mano. Infornare i biscotti nel forno ventilato preriscaldato a 180°C per circa 20 minuti fino a quando non saranno dorati.