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Liberati dalle Emozioni... ascoltandole!

  Immagine generata da Gemini Emozioni: amiche o nemiche? La visione olistica Spesso, nella nostra società, le emozioni vengono viste come qualcosa di negativo, da reprimere o controllare. Ci viene insegnato a razionalizzare, a mantenere la calma, a non lasciarci travolgere. Ma cosa succederebbe se, invece di combatterle, imparassimo ad ascoltare le nostre emozioni? Le discipline olistiche, come lo yoga, la meditazione e il Reiki, offrono una prospettiva diversa. Considerano le emozioni come parte integrante del nostro essere, segnali preziosi che ci forniscono informazioni sul nostro stato interiore e sul nostro rapporto con il mondo. Emozioni: messaggere del nostro mondo interiore Secondo la visione olistica, ogni emozione, piacevole o spiacevole che sia, ha un suo scopo e un suo significato. La rabbia, ad esempio, può indicare che un nostro confine è stato violato; la tristezza può essere un segnale di lutto o di perdita; la paura può metterci in guardia da un pericolo. Reprime...

Alexander Lowen

E' impressionante il numero di pazienti che vivono per anni sotto analisi e che passano da un analista all'altro senza risolvere in alcun modo la loro sofferenza, la loro insoddisfazione, i loro problemi reali.
Il problema che la psicoanalisi si trova a dover affrontare nasce dal fatto che l'analista si occupa di sensazioni corporee e di percezioni corporee a livello verbale e mentale, poiché materia dell'analisi sono i sentimenti e il comportamento dell'individuo. Le idee, le fantasie e i sogni sono esaminati solo in quanto strumenti per comprendere a fondo le sensazioni e per influenzare il comportamento.
Se Freud non riuscì a individuare un metodo terapeutico per rendere operante questa idea, il fallimento può essere ascritto alla difficoltà inerente al rapporto corpo-mente. Finché persiste la tesi del dualismo corpo-mente, la difficoltà resta insuperabile.
Gli analisti conoscono l'identità di molto processi somatici con i fenomeni psicologici, i riferimenti abbondano nella medicina psicosomatica. Implicito in questa identità è il concetto che l'organismo vivente si esprime più chiaramente con il movimento che non con le parole. Ma non solo col movimento! Nelle pose, nelle posizioni e nell'atteggiamento che assume, ogni gesto, l'organismo parla un linguaggio che anticipa e trascende in verbale.
Se struttura corporea e temperamento sono correlati, come può verificare chiunque studi la natura umana, ci si domanda: si può cambiare il carattere di un individuo senza che si verifichino dei cambiamenti nella struttura del corpo e nella sua mobilità funzionale? Per converso, cambiando la struttura e migliorandone la motilità, possiamo introdurre nel temperamento quei cambiamenti che il paziente chiede?
Nella sua espressione emotiva l'individuo è un'unità.
Ecco dunque un segno del relativo fallimento della psicoanalisi. Essa aiuta relativamente poco a capire i perché di un comportamento. L'individuo che ha paura di tuffarsi può sapere perfettamente che non si farà alcun male. Dobbiamo capire e imparare a superare la paura del movimento.
La conoscenza è il preludio dell'azione. Per essere più efficace, la terapia analitica dovrebbe preoccuparsi sia della comprensione che del movimento all'interno della situazione terapeutica. I principi della teoria e della tecnica che formano la struttura di questo nuovo approccio costituiscono quelle che noi chiamiamo Analisi e Terapia Bioenergetiche.
Il terapeuta bioenergetico analizza non solo il problema psicologico del paziente, come farebbe qualsiasi analista, ma anche l'espressione fisica di quel problema così come si manifesta nella struttura corporea e nei movimenti del paziente.
Nella terapia bioenergetica, il contatto fisico mette più chiaramente a fuoco sia il transfert che il controtransfert.
Il transfert era ed è tuttora basato sulla proiezione di desideri e timori sessuali repressi sulla persona dell'analista.
Comunicare un'interpretazione è in sé un'interferenza attiva con l'attività psichica del paziente; orienta i pensieri verso una direzione ben precisa e facilita l'affiorare di idee cui la resistenza avrebbe altrimenti impedito di arrivare a livello conscio.
"Sembra esistere una certa relazione tra la capacità generale di rilassare la muscolatura e la libera associazione". [Ferenczi]
I problemi caratteriali si differenziano dai sintomi nevrotici in quanto in essi "manca l'introspezione nella malattia". Ferenczi paragonò il carattere a una "psicosi privata tollerata, non riconosciuta dall'Io narcisista, alla cui modifica si oppone principalmente lo stesso Io."
La rigidità muscolare non è soltanto il "risultato" del processo di repressione. Se il disturbo psichico contiene il significato o lo scopo della repressione, la rigidità muscolare ne spiega il modo di agire, ed è il meccanismo della repressione. Poiché i due fenomeni sono immediatamente connessi nell'unità funzionale dell'espressione emozionale, si può costantemente osservare come "lo scioglimento di un irrigidimento muscolare non solo libera energia vegetativa, ma riproduce anche quella situazione nella memoria in cui la repressione della pulsione si era verificata".
Il carattere dell'individuo, quale si manifesta nel suo modello tipico di comportamento, si configura anche a livello somatico con la forma e il movimento del corpo. La somma totale delle tensioni muscolari viste come gestaltiche, cioè come una unità, il modo di muoversi e di agire, costituiscono la "espressione corporea" dell'organismo. L'espressione del corpo è il complesso somatico dell'espressione emozionale tipica che a livello psichico si definisce come "carattere".
Lavoriamo sull'ipotesi che nel corpo umano è presente un'energia vitale, comunque essa si manifesti, e cioè in fenomeni psichici o in movimenti somatici. Definiamo questa energia semplicemente "bioenergia".      

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